mercoledì 21 agosto 2013

La Campagna Trasparenza e diritti incontra l’assessore ai servizi sociali del Comune di Ancona

L’assessore ai servizi sociali del Comune di Ancona, Emma Capogrossi, ha incontrato alcuni rappresentanti della Campagna “Trasparenza e diritti”;  l’assessore ha manifestato l’intenzione di portare alla Commissione competente e al  Consiglio comunale,  la richiesta di adesione alla Campagna. La discussione ha riguardato in particolare le due recenti delibere regionali riguardanti gli standard e la ripartizione degli oneri nei servizi socio sanitari.

martedì 13 agosto 2013

Aumentano le proteste contro la delibera sugli standard. Il 30 agosto la Regione convoca associazioni e Comuni

Non cessano le proteste e le richieste di abrogazione e modifica della dgr 1011/2013 della regione Marche.
A seguito della presa di posizione della Campagna “Trasparenza e diritti”, a livello regionale altre associazioni  e alcune Conferenze dei sindaci si sono espresse in maniera critica nei confronti dei provvedimenti della Regione . Ma ancor più rilevante è stata la protesta di diverse federazioni nazionali: la Federazione Italiana superamento handicap (Fish), l’ Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale (Unasam) e  Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale (Anffas).
Ciononostante la Regione, in continuità con la dgr 1011/2013, ha emanato lo scorso 2 agosto al 1195/2013, sulla quale siamo già intervenuti.
Intanto per il 30 agosto la regione ha invitato associazioni, enti gestori, sindaci per analizzare, discutere ed approfondire i contenuti della delibera sugli standard.



giovedì 8 agosto 2013

Delibera 1195 del 2 agosto 2013: lettera inviata ai Comuni

Dopo la nota inviata lo scorso 19 luglio sugli effetti della dgr 1011/2013, e le due note inviate alla regione Marche, quella del 26 luglio dove si chiede che nell’atto in via di approvazione la Regione ridefinisca la compartecipazione tra sanità e sociale per alcuni dei servizi sociosanitari indicati dalla dg, e quella del 1° agosto, si chiede di abrogare alcune norme della delibera e di modificarne altre, considerata l'importanza degli interventi delle Amministrazioni locali, la Campagna ed il CAT hanno inviato un'ulteriore lettera ai Comuni.

Ad integrazione della nostre precedenti comunicazioni (con note allegate), segnaliamo l’avvenuta approvazione lo scorso 2 agosto, da parte della Regione dei criteri di ripartizione delle quote sanitarie e sociali nei servizi sociosanitari, riguardanti: anziani non autosufficienti, disabilità, salute mentale. Come avevano ampiamente anticipato, in considerazione dei contenuti della dgr 1011/2013, a nostro avviso (vedi ns nota del 26 luglio), la ripartizione delle quote non è per nulla, come titola la delibera,  “in conformità a quanto disposto dal DPCM 29.11.2001”, ma si tratta di una interpretazione  che a nostro  avviso è funzionale ad una riduzione di oneri a carico del settore sanitario, con conseguente aumento di quelli del settore sociale (Comuni e utenti). Tesi, evidentemente,  non condivisa dall’assessore ai servizi sociali, Viventi, che ha approvato l’atto. Bisognerà ora verificare l’impatto – come indica la stessa delibera – sui Comuni e sugli utenti. Per parte nostra riteniamo che maggiori oneri sociali (utenti/comuni), non riguardano solo – come specifica la delibera -  l’area della disabilità. Ci auguriamo vivamente che la rappresentanza dei Comuni (ANCI) ed i Comitati dei sindaci, prendano posizione sulla vicenda consapevoli, speriamo, che non è pensabile che i maggiori oneri sociali riguardano non solo gli utenti, ma anche i Comuni. 

        

La Regione Marche emana la delibera applicativa dei Lea socio sanitari. Ignorate le richieste della Campagna

Lo scorso 2 agosto la Regione ha deliberato l’applicazione regionale dei Livelli essenziali delle prestazioni sociosanitarie, nei servizi diurni e residenziali riguardanti: anziani non autosufficienti, disabilità, salute mentale.
Come avevano ampiamente anticipato, in considerazione dei contenuti della dgr 1011/2013, la ripartizione delle quote non è, come titola la delibera,  “in conformità a quanto disposto dal DPCM 29.11.2001”; si tratta invece di una interpretazione funzionale ad una riduzione di oneri a carico del settore sanitario, con conseguente aumento di quelli sociali (Comuni e utenti). Tesi, evidentemente,  non condivisa dall’assessore ai servizi sociali, Viventi, che ha approvato l’atto. 
Bisognerà ora verificare l’impatto – come indica la stessa delibera – sui Comuni e sugli utenti. Per parte nostra riteniamo che maggiori oneri sociali (utenti/comuni), non riguardano solo l’area della disabilità, come indica la delibera -  
La Campagna aveva formulato precise richieste (v. link qui d seguito), che evidentemente non sono state accolte.

La delibera regionale
La posizione della Campagna

venerdì 2 agosto 2013

La Campagna e il CAT scrivono alla Regione chiedendo di modificare la DGR 1011-2013

Dopo l'incontro del 25 luglio e la nota pubblicata in quell'occasione, la campagna ha scritto alla Regione chiedendo una nuova dgr.
Le rettifiche richieste riguardano anzitutto il modello organizzativo, con l'abrogazione di tutti i riferimenti ai nuclei erogativi di 20 posti letto, degli accorpamenti su più livelli di intensità e per più categorie di destinatari, della previsione di strutture con capacità recettiva complessiva di 40-60 posti e oltre e di tutti i termini (degenti, pazienti, ecc…) con i quali si fa riferimento ad un ambito ambito sanitario ed ospedaliero.
Si chiede inoltre che vengano correttamente indicate quali sono le Unità Valutative di riferimento (UVI, UM disabilità) per ogni area di intervento. avendo cura di distinguere i percorsi dei progetti riabilitativi, da quelli educativo-riabilitativi; che venga chiarito quando e per quali servizi l’accesso può avvenire su libera scelta dell’utente e in quali casi debba valere l’utilizzo dello strumento di valutazione; che vengano modificatele parti riguardanti la durata di degenza della RSA anziani, specificando che il riferimento ai 60 giorni riguarda la valutazione della permanenza o meno del requisiti della gratuità, non il tempo di degenza. Va inoltre introdotto il criterio sulla base del quale non è possibile la dimissione verso una struttura a più basso livello assistenziale.
Per quanto riguarda lo standard dei servizi si chiede l'inserimento espresso degli standard di tutti i servizi, identificando oltre al minutaggio anche le figure professionali e in particolare la specificazione degli standard cui faranno riferimento le Coser (inserite come RD4) che ospitano disabili gravi (RD3).
Si chiede che venga reinserita per tutti i servizi la tariffa base, costruita a partire dalla standard prefissato, così da essere omogenea in tutto il territorio.
Si chiede che venga specificata l'entità del fondo “di compensazione” a copertura degli aumentati oneri sociali per alcuni servizi, a partire dalla tipologia di servizi considerati.
Infine la Campagna e il CAT prendono atto dell’impegno regionale ad un confronto in vista della predisposizione dell’atto riguardante il fabbisogno e della definizione della proposta di legge di modifica delle leggi sulle autorizzazioni sanitarie, sociosanitarie e sociali e prospettano iniziative pubbliche di protesta nel caso in cui non si apportassero modifiche nella direzione auspicata.


lunedì 29 luglio 2013

Incontro della Campagna con Assessore alla salute della regione Marche

A seguito della delibera 1011 e della successive critiche e proteste il 25 luglio la Campagna è riuscita ad incontrare l’assessore Mezzolani insieme ad alcuni dirigenti dell’assessorato alla sanità e servizi sociali. Sono state spiegate all’assessore le motivazione delle critiche ai contenuti della delibera sulle quali la Campagna ritornerà con richieste di modifica. La Regione ha sostenuto l’impossibilità di ritiro della delibera per esigenze connesse ad obblighi nei confronti del Ministero, ma la disponibilità a modifiche. Considerato che a breve verrà approvata una nuova delibera nella quale si definirà le quote di compartecipazione a carico della sanità e del sociale (che comprende la quota a carico dell’utente), il giorno successivo abbiamo inviato una nota nella quale si chiede per alcuni servizi sociosanitari per i quali la regione nella dgr 1011 prevede quote sanitarie che abbiamo ritenuto non corrispondenti alla normativa LEA. Nello specifico:
- il codice SR (area anziani), riconducibile ai Centri diurni legge 20/2002 siano considerati come il codice (SRD) – lungo-assistenza mantenimento e quindi con ripartizione degli oneri al 50%. Ciò in ossequio alle tipologia di utenti previsti in questi servizi (legge 20/2002, comma 5),
- Il codice SRDis1.1., riguardi i CSER (legge 20/2002) che ospitano soggetti in situazione di gravità, Il codice SRDis1.2, dovrà riguardare esclusivamente quei soggetti che non sono in quelle  condizioni. Ricordiamo che la legge 20/2002 indica come tipologia di utenza di questi Centri quelli con “grave deficit psico fisico”,
- Le  Comunità socio educative riabilitative (Coser) per la tipologia di utenza ospitata deve rientrare nel codice RD3 e no RD4. Se all’interno sono ospitati disabili non gravi dovranno per questi si applicheranno le indicazioni del codice RD4.
Nei giorni precedenti abbiamo scritto alle segreterie regionali di Cgil, Cisl, Uil e all’Anci, spiegando la nostra posizione chiedendo loro un intervento a riguardo dei contenuti della delibera; la stessa nota è stata inviata ai Presidenti dei Comitati dei Sindaci ed ai componenti del Comitato delle autonomie locali (CAL).

martedì 23 luglio 2013

Persone non autosufficienti: la Regione Marche rivuole gli Istituti

Comunicato stampa  
CAT - COMITATO ASSOCIAZIONI TUTELA  CAMPAGNA “TRASPARENZA E DIRITTI”

Nella delibera con la quale, nei giorni scorsi, la regione Marche ha definito lo standard di personale nei servizi per la salute mentale, anziani non autosufficienti, persone con demenza e disabili, ha disposto anche che ogni residenza non deve ospitare meno di 20 persone. Si prevede l’accorpamento con altri moduli così che ogni struttura abbia una capacità recettiva non inferiore a 40-60 posti. Si auspica, inoltre, la coesistenza all’interno della stessa struttura di servizi rivolti diverse tipologie di utenti (salute mentale, disabili, anziani).
Si tratta di un vero e proprio colpo di mano rispetto alle indicazioni della normativa regionale, che in particolare nei servizi residenziali per disabilità e salute mentale ha sempre privilegiato la prospettiva inclusiva: piccole residenze a dimensione familiare inserite nei normali contesti abitativi. Piccole residenze che peraltro, con gli standard di personale previsti, diventerebbero dal punto di vista gestionale, insostenibili.