venerdì 13 marzo 2015

Perché la pdl della giunta regionale su autorizzazione e accreditamento dei servizi sanitari, sociosanitari, sociali, deve essere modificata

Nei giorni scorsi la Campagna “Trasparenza e diritti” e il Comitato Associazioni Tutela hanno chiesto, al presidente della V Commissione Consiliare una audizione sulla pdl della giunta in tema di autorizzazione e accreditamento delle strutture e dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali.
 Si tratta di un atto così importante che non può prescindere, anche a fine legislatura, dal confronto con gli attori del sistema dei servizi. Per parte nostra, senza entrare nel merito di tutto l’articolato, vogliamo porre l’attenzione su un aspetto che riteniamo negativo e  molto pericoloso; ovvero la mancata definizione da parte della legge delle tipologie dei servizi disciplinati e la successiva delega alla giunta regionale di ogni competenza. Come è noto le leggi 20 del 2000 e del 2002 hanno individuato le tipologie di servizi oggetto di autorizzazione e  accreditamento; in un caso attraverso parere della Commissione competente (20-00); nell’altro, attraverso atto di Consiglio, si sono definiti i requisiti, strutturali, organizzativi, funzionali dei servizi oggetto di autorizzazione.

Attraverso il combinato degli articoli, 3, 7, 24 e 25 della pdl (trasmessa anche a CAL e CREL, vedi sotto), si dispone l’abrogazione delle due leggi 20 e degli atti che hanno definito i requisiti di autorizzazione; deliberazioni che rimangono in vigore fino alla adozione della deliberazione di cui al comma 1, lett. b, dell’art. 3. “La giunta regionale stabilisce e aggiorna periodicamente i requisiti per il rilascio delle autorizzazioni e per l’accreditamento istituzionale e disciplina i relativi procedimenti”.

Ciò significa che la giunta definirà i requisiti, ad esempio per quanto riguarda l’area socio sanitaria (art. 7, comma 1, lett. c), delle strutture sanitarie extraospedaliere intensive e estensive, le strutture socio-sanitarie di lungoassistenza, mantenimento e protette e le strutture sociali di tutela e accoglienza che erogano prestazioni in regime residenziale e semiresidenziale, a favore delle categorie di destinatari previste dalla normativa statale e regionale vigente;
enza che la legge abbia identificato le tipologie di strutture rientranti (vedi sopra) all’interno delle diverse intensità assistenziali (intensive, estensive, lungoassistenza, mantenimento, ecc...). Considerato che l’inserimento di una struttura all’interno dei livelli assistenziali sopra indicati determina (ai sensi della vigente normativa sulle prestazioni sociosanitarie: d.lgs 229/1999, dpcm 14.2.2001 e 29.11.2001): una specifica tipologia di utenza, determinati standard e conseguente ripartizione dei costi tra area sanitaria e sociale, appare indispensabile che la legge accompagni l’ indicazione del livello assistenziale alla tipologie di strutture e servizi. La questione, come si può capire, non è irrilevante in termini di standard di servizio, di tariffa e di oneri da addebitare agli enti (ASUR/Comuni) e agli utenti. Servizi, interventi e prestazioni (ad eccezione di quelli sociali rispetto ai quali i livelli essenziali non sono stati definiti) rientranti nella normativa sui livelli essenziali di assistenza, attinenti dunque a doveri delle istituzioni e diritti degli utenti,  la cui applicazione ha necessità di essere inserita con chiarezza all’interno della  legge, cui la giunta potrò dare poi attuazione attraverso successivi, coerenti atti applicativi.

    Assegnare, come fa la legge in oggetto, alla giunta regionale tale prerogativa, appare con ogni evidenza, pericoloso e sbagliato.

    Per questi motivi riteniamo indispensabile la modifica della legge in questa prospettiva, così come necessario che Commissione competente definisca un programma di audizioni tra gli attori interessati. La pdl in oggetto riguarda una molteplicità di servizi che “serve” decine di migliaia di cittadini, alcuni di questi in condizione di particolare debolezza.

    Auspichiamo, dunque, anche un Vs intervento presso la V Commissione Consiliare nella direzione sopra indicata

Cordiali saluti

Campagna “Trasparenza e diritti

Comitato Associazioni Tutela

mercoledì 11 marzo 2015

Perché la delibera sul fondo di solidarietà va cambiata

 Si compie il disegno regionale. Compartecipazioni per tutti con qualsiasi reddito, scompare il riferimento all’Isee, mantenimento della discrezionalità dei Comuni, eterogeneità regionale con parti disuguali tra uguali. 

La nota della Campagna e del Comitato Associazioni Tutela  

lunedì 9 marzo 2015

Richiesta di audizione sulla pdl della giunta in tema di autorizzazione e accreditamento

La Campagna “Trasparenza e diritti” ha chiesto, in data odierna, al presidente della V Commissione Consiliare una audizione sulla pdl della giunta in tema di autorizzazione e accreditamento delle strutture e dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali, . Sarebbe impensabile che una legge così importante (che andrebbe  a sostituire le leggi 20/2000 e 2002) venisse approvata dal Consiglio regionale senza aver predisposto le audizioni dei soggetti interessati. 

sabato 21 febbraio 2015

Centri Diurni per disabili e assistenza tutelare nelle cure domiciliari nelle Marche. Interrogazione parlamentare

Dopo la lettera della Campagna Trasparenza e Diritti al Ministro della Salute, approda in Parlamento con un'interrogazione parlamentare, a firma Dirindin, Amati, Fabbri e altri, l'applicazione dei LEA sociosanitari nelle Marche. 


Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01671

Atto n. 3-01671 (in Commissione)

Pubblicato il 18 febbraio 2015, nella seduta n. 394

DIRINDIN , AMATI , FABBRI , GRANAIOLA , ORRU' , PADUA , MATTESINI - Al Ministro della salute. -
Premesso che:
la normativa nazionale in materia di livelli essenziali di assistenza, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 novembre 2001 (Allegato 1C, area integrazione sociosanitaria, macro livello assistenza territoriale semiresidenziale), stabilisce che per le prestazioni diagnostiche, terapeutiche e socioriabilitative erogate in regime semiresidenziale a favore di disabili gravi la percentuale di costo attribuibile al servizio sanitario nazionale è pari al 70 per cento, la restante quota essendo a carico dell'utente o del Comune;
la Regione Marche, nel ridefinire le tariffe dei servizi sociosanitari, ha recentemente deliberato (delibere n. 1195/2013 e n. 1331/2014) che solo ai primi 10 utenti del centro diurno è riconosciuta la quota sanitaria del 70 per cento (43,10 euro) prevista, mentre per i successivi utenti il servizio sanitario assume una quota forfetaria pari a 15,10 euro;
nelle Marche le persone disabili gravi che ricevono assistenza presso i centri diurni interessati dalla modifica sono oltre 1.050;
inoltre, la Regione Marche non ha dato applicazione alle disposizioni riguardanti l'assistenza tutelare (Allegato 1C, macro livello assistenza territoriale, ambulatoriale e domiciliare), che prevede che sia a carico del servizio sanitario il 50 per cento del costo della prestazione;